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William Blake

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doriana puglisi
CAT_IMG Posted on 16/3/2007, 16:36           Quote




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William Blake, pittore, incisore e poeta inglese, nasce a Londra nel 1757. Da giovane frequenta lo studio dell'incisore James Basire; nel 1778 studia alla Royal Academy con Stothard, Flaxman e Füssli. Non meno dotato come poeta che come artista, scrive versi di vibrante passione, il cui ritmo può ricordare quello delle opere dell'epoca elisabettiana.
Nel 1789 pubblica i "Canti dell'innocenza" ("Songs of innocence"), uno dei tesori della letteratura inglese, e la prima di una serie di opere in cui egli stesso incise all'acquaforte parole e illustrazioni. Nel 1795 esegue più di cinquecento decorazioni all'acquerello per "Le notti di Young". Nel 1794 pubblica i "Canti dell'esperienza", complementari a quelli dell'innocenza: secondo l'artista, le due parti illustravano esattamente gli "stati opposti dell'animo umano": i primi sono meditazioni sull'infanzia, i secondi (che comprendono il famoso "Tyger, tyger") riguardano l'innocenza perduta dell'età adulta. Fra queste due raccolte poetiche si colloca il più importante tra i lavori in prosa di William Blake, "Il matrimonio del Cielo e dell'Inferno", pubblicato nel 1793 come libro miniato, una complessa opera filosofica in cui esprime la rivolta contro i valori consolidati della sua epoca. Blake realizza poi una serie di monotipi conosciuti generalmente con il nome di "grandi stampe a colori"; se ne conoscono dodici (di alcune esiste anche più di un esemplare), ma è certa l'esistenza almeno di un altro monotipo, che pare non sia giunto sino a noi; si tratta probabilmente di vari soggetti ispirati alla Bibbia, a William Shakespeare e a Milton. Purtroppo le opere non ottengono il successo sperato e l'artista fatica a guadagnarsi da vivere come incisore.
Conosce improvvisa fortuna quando nel 1795 l'amico Flaxman lo presenta a Thomas Butts, funzionario pubblico, che a partire dal 1799 e per i vent'anni successivi sarà suo mecenate: Butts versa a Blake un regolare stipendio e si riempie la casa delle sue opere. Nel 1803, a causa di una lite con un soldato ubriaco, Blake viene denunciato e accusato di essere responsabile della zuffa, ma soprattutto viene accusato di aver pronunciato frasi sediziose contro il re e l'esercito; l'11 gennaio 1804 si tiene il processo, e grazie all'intervento di un amico viene assolto. Nel 1809 Blake allestisce una mostra nella casa natale che purtroppo si rivela un disastro; all'età di cinquant'anni Blake si sente un fallito agli occhi del mondo.
Gli anni che seguono sono tra i più tormentati della sua esistenza, con frequenti difficoltà economiche superate solo grazie all'appoggio del devoto Butts. Nel 1818 incontra l'altro suo grande mecenate, John Linnell, all'epoca ritrattista e paesaggista di discreto successo. Proprio grazie a Linnell l'ultimo decennio della vita Blake si trasforma in un periodo sereno e produttivo, senza più l'assillo di problemi economici. A partire dal 1821 inizia a lavorare alle tavole per "Il libro di Giobbe" e per la "Divina commedia" di Dante Alighieri; quest'ultimo lavoro comprende alcuni dei più grandi capolavori di William Blake. Purtroppo la morte gli impedirà di portare a termine l'opera. L'ultimo grande libro miniato di William Blake è "Gerusalemme", realizzato tra il 1804 e il 1820.
Negli ultimi anni Blake soffre di quelli che egli chiama "tremori improvvisi": si ammala di itterizia. La morte sopraggiunge il 12 agosto 1827, all'età di 69 anni. Rinnovatore della tradizionale illustrazione, con le sue figure allungate e con il suo particolare senso della pagina, nella quale l'illustrazione accompagna, orna e quasi penetra il testo, Blake ha creato fantastiche e visionarie rievocazioni di miti e storie bibliche. È stato il più originale degli artisti inglesi che hanno subito l'ascendente del Füssli. Sue stampe, anche isolate, si conservano nel British Museum, nella Tate Gallery di Londra e nel Museo di Boston.


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Pegaso - William Blake


Canto d'un vecchio pastore

Quando l'argentea neve orna il vestito di Silvio
E un gioiello pende al naso del pastore,
Può sopportarsi l'uragano sferzante della vita
Che dà alle membra i brividi,
Se il nostro cuore è caldo.

Finché Virtù terremo per bastone lungo la via
E la lanterna Verità,
Può sopportarsi l'uragano sferzante della vita
Che dà alle membra i brividi,
Se il cuore manteniamo caldo.

Soffia, furia del vento, inverno rigido corrugati,
È l'Innocenza un vestito da inverno,
E ci copra, sopporteremo lo sferzante uragano della vita
Che dà alle membra i brividi,
Se il nostro cuore è caldo.



 
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doriana puglisi
CAT_IMG Posted on 16/5/2007, 22:02           Quote




Mi stesi

Mi stesi sopra un argine
Dove posava addormentato Amore;
Di tra l'umide canne udii
Pianti, pianti.

Allora andai verso una landa
E verso solitudine,
Verso i cardi e gli spini del deserto;

Ed essi mi narrarono
Come avvenne che furono ingannati,
Scacciati e costretti alla castità.



 
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ghèrie
CAT_IMG Posted on 13/2/2008, 16:15           Quote




IL BAMBINO NERO

Mia madre mi ha generato nel sud selvaggio,
ed io sono nero,ma Oh! la mia anima è bianca;
bianco come un angelo è il bambino inglese,
ma io sono nero,come se privato della luce.

Mia madre mi ha insegnato sotto un'albero,
e sedendosi prima della calura della giornata
mi ha preso in grembo e mi ha baciato,
e additando l'est ha cominciato a dire:

"Guarda al sole che sorge: là Dio vive,
e dona la Sua luce, e dona la Sua calda via;
e fiori e alberi e animali e uomini ricevono
conforto la mattina, gioia nella giornata.

E noi siamo qui sulla terra per un pò di tempo
perché si possa imparare a sopportare i raggi dell'amore;
e questi neri corpi e questa faccia bruciata dal sole
non sono che una nuvola, e l'ombra di un bosco.

E quando le nostre anime avranno imparato a sopportare il caldo,
la nuvola svanirà; noi sentiremo la Sua voce,
ci dirà: 'Uscite dal bosco, amori e pensieri miei,
e attorno alla mia tenda d'oro gioite come agnelli' ".

Così mia madre disse, e mi baciò,
e così io dico al bambino inglese.
Quando io sarò libero dalla nuvola nera e lui dalla bianca,
e attorno alla tenda di Dio come agnelli noi gioiremo,

lo riparerò dal caldo finché saprà sopportare
e potrà appoggiarsi con gioia sulle ginocchia di nostro padre;
e allora io starò in piedi ed accarezzerò i suoi capelli d'argento,
e sarò come lui, e lui allora mi amerà.

William Blake
 
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2 replies since 16/3/2007, 16:36
 
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